L’intervista Stiamo lavorando per portare Asia Bibi al sicuro, Cristiani perseguitati, lei è la punta dell’iceberg.

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L’intervista Stiamo lavorando per portare Asia Bibi al sicuro, Cristiani perseguitati, lei è la punta dell’iceberg. 

«II caso Asia Bibi è la punta dell’iceberg della persecuzione dei cristiani nel mondo, legata unicamente alla loro fede religiosa. La sua assoluzione conferma che lei è stata perseguitata in quanto cristiana. La mobilitazione internazionale ha permesso di difenderla e ha contribuito alla sua liberazione». Antonio Tajani si interrompe. Al telefono c’è il premier pachistano Imran Khan. Parlano in inglese. Il presidente dell’Europarlamento lo ringrazia e ricorda che l’Assemblea ha rinviato il dibattito su Asia Bibi per rispetto della giustizia pachistana. Kahn assicura che la ragazza e la sua famiglia sono in un luogo protetto e il governo pachistano veglia su di loro, in attesa che la Corte Suprema dia il parere finale. Il premier di Islamabad ricorda che le caricature satiriche di Maometto hanno un effetto incendiario sull’opinione pubblica e che non sempre l’Europa se ne rende conto. Ma concorda con Tajani che «occorre rispettare tutte le religioni». 

Cosa succede ora con Asia Bibi?

 «Si sta lavorando a tutti i livelli diplomatici per portarla in Europa, non appena si concluderà l’iter giudiziario. Bisogna proteggere la vita sua e della sua famiglia, oggi ancora in pericolo. Dovrà essere un Paese sicuro, dove sia al riparo anche da eventuali estremisti religiosi». 

Il fondamentalismo continua a rappresentare una minaccia per i cristiani e l’Europa. 

«Non c’è dubbio. È bene ricordarlo nel giorno dell’anniversario della strage al Bataclan. Fondamentalismo e terrorismo sono legati a doppio filo. Il problema riguarda l’intero Medio Oriente e anche l’Africa subsahariana. Ma non risparmia neppure i Balcani, dove la situazione rischia di peggiorare. Ci sono tentativi ancora in corso di far prevalere un islam fondamentalista in Kosovo o in Bosnia Erzegovina».

Che fare? 

«Occorre agire preventivamente con la collaborazione delle intelligence, quella fra i nostri servizi e quella con gli Stati a prevalenza musulmana. Occorre anche controllare meglio i flussi, disinnescare il processo degli arruolamenti lavorando sull’integrazione, controllando le moschee che non devono essere luoghi di predicazione dell’odio e devono essere autorizzate. Gli imam devono essere guide religiose, non agitatori, vanno formati in Europa». 

Il caso Kashoggi conferma che uno dei Paesi più problematici è l’Arabia Saudita, verso cui però l’Occidente è piuttosto indulgente. Il Parlamento Ue è stato duro nella sua risoluzione. 

«Siamo stati duri verso Riad come lo siamo verso tutti i Paesi che non rispettano i diritti umani. Anche gli Stati membri dovrebbero dire chiaramente ai sauditi che non ci sono solo gli affari».