Intervista – Stessa emergenza del ’94

Tags:

Antonio Tajani e Silvio Berlusconi

Tajani: stessa emergenza del ’94 «Berlusconi leader perché porta voti»

Pierfrancesco De Robertis ROMA ANTONIO Tajani ora è vicepresidente di Forza Italia. Dov’era 25 anni fa? «Ad Arcore, con Berlusconi, a preparare il famoso discorso della discesa in campo. L’Italia è il paese che amo. Lo ricordo come fosse adesso». Come nacque quel discorso? «Fu il punto finale di un lavoro di giorni. Si trattava di trovare una sintesi efficace e dei contenuti alla rivendicazione di valori e di un modello di vita». La situazione politica era molto diversa da quella di adesso. «C’era la famosa macchina da guerra di Occhetto, ora ci sono i Cinquestelle. L’emergenza è la stessa, e Io slancio ideale che ci porta a contrapporvisi è il medesimo». Anche il leader è Io stesso. Non la vede come una sconfitta? «I leader non si fanno a tavolino. è leader chi porta voti». Ma indica una scarsa capacità di rinnovamento. «Nelle scorse elezioni politiche abbiamo cambiato il 70% dei gruppi parlamentari. Proprio adesso vengo da un gazebo pieno di giovani. Quasi nessuno di loro era nato quando Berlusconi annunciò la sua discesa in campo». Berlusconi capolista alle Europee ha il sapore di un film già visto. «Lui mette a disposizione la sua esperienza. Poi ci sono altri settantacinque candidati». ,E la vostra gente, è la stessa? «E quella che noi chiamavamo l’altra Italia, e così la chiamiamo ancora. Un’Italia popolare che crede nel lavoro, nella famiglia, nell’impresa, nel rispetto dei diritti e dei valori tradizionali. Dobbiamo recuperare qualche elettore, perché un po’ di errori li abbiamo fatti, ma è uno spazio politico che esiste, e non possono coprirlo accozzaglie radicai chic che raccolgono consensi in qualche salotto snob». Il 26 maggio sarà una battaglia tra europeisti e sovranisti. Forza Italia da che parte sta? «L’Europa attuale non ci piace. Ma ciò non vuol dire che dobbiamo uscirne. Come faremmo senza Europa a difendere i valori e gli interessi di mezzo miliardo di persone di fronte ai giganti globali come Cina, Stati Uniti, India?». Conte dice che più che una retorica antieuropeista esiste una retorica europeista che nasconde il perseguimento di interessi nazionali. Tipo quella di Francia e Germania. «Il governo italiano è il meno idoneo a parlare. Guardiamo l’ultima indegna figura, quella della mancata condanna di Maduro. Una vile mancanza di coraggio, come invece non hanno avuto Spagna, Francia e Germania, nel difendere la democrazia in Venezuela». Il patto di Aquisgrana tra Macron e la Merker le piace? «No, perché l’Europa non può essere franco-tedesca». Allora ha ragione Conte. «Per niente. L’Italia invece d’insultare tutti dovrebbe stringere accordi con i paesi del Mediterraneo e poi farli valere verso Francia e Germania. Se noi restiamo in disparte gli altri si organizzano». Ma siamo alleati di Orban. «Magari lo fossero. Al dunque della manovra, né Orban né Kurz ci hanno difeso. Siamo completamente isolati».