Intervista – L’unico sovranismo possibile è quello europeo Solo così ci difenderemo da Cina e Russia.

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Salvini lancia un nuovo «rassemblement» sovranista europeo. Le sembra una mossa in grado di cambiare i destini dell’Unione?

«Parlare di coalizione sovranista è una contraddizione in termini, un periodo ipotetico dell’irrealtà. Ciascun partito che ne facesse parte avrebbe come obiettivo di difendere i propri interessi nazionali. È un disegno che abbiamo già visto fallire quando, sull’economi,a il governo populista italiano tentò di ottenere un appoggio ungherese e austriaco. Orban e Kurz venivano presentati come gli amici europei della Lega. Ma questa presunta vicinanza all’insegna del nuovo nazionalismo non ci fu di aiuto. Anzi».

Nel nuovo raggruppamento salviniano entreranno i tedeschi di ultradestra dell’Afd. Cambierà qualcosa?

«Sì, però in peggio. Nel senso che Afd è un movimento ferocemente anti-italiano. I suoi leader sostengono che i cittadini della Germania non devono pagare un euro per aiutare noi. Se ci lamentiamo della Merkel in quanto troppo rigorista, ricordiamoci che questi sono cento volte più intransigenti. Alleandosi a loro ne può derivare soltanto un danno per l’IUtalia. A meno che l’obiettivo non sia proprio quello di far deflagrare l’Unione in modo da doverne uscirne». Qualche ambiente sovranista ancora attende il «Cigno nero». «Sarebbe il nostro suicidio. Ricordo soltanto che ogni anno esportiamo 250 miliardi di beni nel mercato interno Ue, e che l’80 per cento delle auto tedesche vengono fabbricate da noi. Per contare e farsi rispettare in Europa non bisogna minacciare di uscirne, ma si tratta di pesare nell’alleanza che darà le carte dopo il voto».

E secondo lei, quale alleanza sarà?

«Io prevedo che dopo le elezioni del 26 maggio si imporrà a Strasburgo una maggioranza composta da Popolari, Conservatori e Liberali: la stessa che ha sconfitto il candidato dei socialisti e ha eletto il sottoscritto alla presidenza del Parlamento Ue, per la quale sarò ricandidato». L’asso nella manica sovranista si chiama «ribaltone europeo», la promessa che dopo il voto cambierà tutto.

Le sembra plausibile?

«No. Pura propaganda. L’Unione europea non è l’Italia. E per quanto possano crescere rispetto al passato, i sovranisti non saranno mai abbastanza numerosi per contare. A meno che alcuni di loro non aderiscano al gruppo Conservatore e all’alleanza che farà perno sul Ppe in quanto primo partito».

Tuttavia Salvini e i suoi alleati potrebbero condizionare la scelta della nuova Commissione Ue, non pensa?

«In una logica di scontro sulla Commissione, l’Italia finirebbe ai margini. Potrebbe contare soltanto, eventualmente, sul sostegno della Polonia. L’unico modo per non essere tagliati fuori dalle grandi scelte, lo ripeto, è sostenere il Ppe e, dunque, votare Forza Italia che ne è l’espressione. Cioè sostenere l’unico sovranismo che può permetterci di resistere alle pressioni di Russia, degli Usa, della Cina: il sovranismo europeo. Come si sarebbe difesa l’industria siderurgica dal dumping cinese non fossero state introdotte delle norme europee di controllo? E in assenza di regole Ue come si sarebbe tutelato il diritto d’autore dai giganti del web?». Battere i pugni sul tavolo a Bruxelles le sembra inutile? «L’Europa ha bisogno di ben altro. Di grandi sogni. Di un progetto riformatore che segni la vittoria della politica e della democrazia su tecnocrati e burocrati. I sovranisti non se ne sono accorti, ma siamo già al lavoro, è un cambiamento che abbiamo già avviato».