Intervista – Il governo colpisce pensionati e ceto medio; Forza Italia li difenderà.

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Il presidente del Parlamento Ue: in autunno pronti a un’offensiva politica con Berlusconi

Roma Presidente Antonio Tajani, dopo un’estate difficile Forza Italia come si prepara all’autunno?
«Siamo pronti a lanciare un’offensiva politica che passerà innanzitutto attraverso i due appuntamenti di Giovinazzo e di Fiuggi. Berlusconi – che sarà presente a Fiuggi – ha seguito tutti i principali dossier, dalla tragedia di Genova all’immigrazione, è in ottima forma e a settembre tornerà pienamente operativo».
In tempi di populismo esiste uno spazio politico per Forza Italia?
«Certamente sì, l’importante è mettere al centro dall’opposizione gli interessi degli italiani. Siamo pronti ad esempio a difendere con forza le pensioni».
Siete contrari ai tagli per le cosiddette pensioni d’oro?
«Sì, le pensioni non si toccano. Il ceto medio non va colpito e le più basse vanno aumentate. Invece di pensare al reddito di cittadinanza che non serve a niente bisogna alzare le pensioni minime, quelle di chi non arriva a fine mese, e quelle di reversibilità, per consentire a tutti di avere una vita dignitosa».
Perché in una fase così difficile vi schierate a difesa dei pensionati?
«Perché non si può colpire chi ha lavorato una vita per fare il reddito di cittadinanza. Se siamo la seconda potenza manifatturiera lo dobbiamo a loro, invece si mettono in campo politiche che finiranno per impoverirci. L’idea di difendere i pensionati è nel Dna di Forza Italia, ricordo quando Berlusconi a Bari Vecchia ci annunciò per la prima volta l’intenzione di alzare le minime a un milione di lire».
Qual è allora la ricetta di Forza Italia?
«Sempre più over 65 vanno all’estero perché fanno fatica a vivere in Italia. Quindi o si riduce la pressione fiscale per gli anziani o si aumentano le pensioni».
Come si fanno, invece, a tutelare i giovani?
«Sicuramente invece di pensare a cosa cervellotiche si potrebbe iniziare a pagare i debiti pregressi della Pubblica Amministrazione verso le aziende. In questo modo si innescherebbe un circolo virtuoso, si muoverebbe l’economia con un aumento delle assunzioni e del gettito fiscale. Inoltre è fondamentale investire nelle infrastrutture. Si può pensare di governare l’Italia mettendo in dubbio la Tav?».
Teme una fiammata dello spread in coincidenza della manovra?
«Il pericolo c’è. Siamo meno credibili di Spagna e Portogallo agli occhi degli investitori. D’altra parte se il messaggio è che non vogliamo fare la Tav, non vogliamo investire in infrastrutture, vogliamo sforare il tetto del 3%, fare il reddito di cittadinanza e tagliare i fondi per l’Ue cosa possiamo aspettarci?».
Anche il governo Berlusconi, però, dovette pagare pegno allo spread.
«Sì, ma in quel caso si trattò di un complotto con complicità anche italiane. La differenza è che noi faremo di tutto per aiutare l’Italia. Ma il governo deve fare scelte credibili».
Cosa pensa della minaccia di bloccare il contributo italiano al bilancio Ue?
«Innanzitutto non si tratta di 20 miliardi come ha detto Di Maio ma si oscilla tra gli 11 e i 14. Noi siamo contribuenti netti per circa 2 miliardi ma il nostro export verso l’Europa è di 250 miliardi l’anno. Bisogna sempre mettere al centro l’interesse nazionale».
Per la presidenza della Rai continua la situazione di stallo. Ci sono stati contatti con la Lega per arrivare a una soluzione?
«Sarà Berlusconi a decidere la linea. Noi siamo per l’unità del centrodestra, ma questo non significa rinunciare alla nostra identità. Dobbiamo affrontare varie questioni al rientro come la Rai, ma anche il Csm e le presidenze delle Regioni Sardegna, Basilicata, Abruzzo e forse Calabria».
Berlusconi sarà candidato alle Europee?
«Di sicuro ci guiderà verso quel traguardo. Io gli chiederò di candidarsi. Sarei felice di fare campagna elettorale per lui».