Intervista – Litighiamo con tutti ora l’Italia è isolata

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<<Il Governo gialloverde sta sbagliato tutto. Così l’Italia e gli italiani rischiano di non contare più niente».
Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani avverte: «La situazione rischia di sfuggirci di mano».

Il presidente Antonio Tajani «Litighiamo con tutti ora l’Italia è isolata»
«Dovremmo guidare i paesi del Sud, gli interessi nazionali sono a rischio, anche con Malta abbiamo rotto»

«Il governo gialloverde sta sbagliando tutto: per dare una scossa all’Europa l’Italia dovrebbe aggregare gli Stati dell’Est e del Sud per presentarsi più forte al tavolo con Francia e Germania. E invece litiga con tutti ed è completamente isolata. Così l’Italia e gli italiani rischiano di non contare più niente». Di fronte all’ultimo scoppio della guerriglia ingaggiata dai due vicepremier contro la Francia di Macron, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, mastica amaro. «La situazione rischia di sfuggirci di mano dice ed è per questa ragione che mi ricandido alla presidenza del Parlamento Europeo, se toccherà ai Popolari. Bisogna invertire la rotta prima di andarci a schiantare». Da Parigi è arrivata una dura reprimenda contro Di Maio e Salvini. L’Eliseo avverte che non intende giocare «al concorso di chi è più stupido». Dal dossier Alitalia al caso Stx-Fincantieri, rischiamo ritorsioni? «Fare la guerra alla Francia non conviene a nessuno. Né a Roma, né a Parigi stessa. L’Italia è oggi completamente isolata a livello internazionale. E continuare a litigare non può che peggiorare le cose, anche perché la scelta di polemizzare sulla moneta coloniale francese, ha mancato completamente il bersaglio». In che senso? «La Francia ha commesso e continua a commettere errori. Ma quello più grave è stato quello di aver partecipato al complotto ordito con Gran Bretagna e Stati Uniti per eliminare Gheddafi. È aver destabilizzato la Libia, la grave colpa all’origine dei flussi migratori che oggi scuotono l’Europa. Ma Di Maio ha scelto invece di polemizzare sulla moneta coloniale: uno sfoggio di ignoranza. I Cinque Stelle parlano a vanvera perché non conoscono i problemi dell’Africa». Possibili effetti collaterali sulla partita libica? «Al netto delle responsabilità di Parigi, inimicarsi la Francia rischia di complicare le cose. In Libia sarebbe necessario che l’Europa parlasse con una voce sola. Viceversa, restare fuori dai giochi mette a repentaglio gli interessi nazionali». Sembra a rischio anche il rapporto con Berlino, che ha intenzione di ritirarsi dalla missione Sofia in segno di protesta contro la politica dei porti chiusi di Salvini. «La missione Sofia dev’essere cambiata, gli accordi stretti dal governo Renzi hanno concentrato sull’Italia tutto il peso dell’immigrazione. Ciò detto, come si può pensare di forzare la mano a Berlino senza stringere alleanze con nessuno, e anzi insultando tutti? Una rottura ci costerebbe cara: l’80 per cento delle auto tedesche è costruito con materiali provenienti dall’Italia». Intanto l’asse franco-tedesco si è rafforzato con il trattato di Aquisgrana. L’Italia è rimasta a guardare. «E l’ennesimo segnale del profondo isolamento in cui siamo piombati a causa di scelte politiche fallimentari. Per contare di più in Europa, l’Italia dovrebbe mettersi alla testa dei Paesi del Sud, fare un accordo con quelli dell’Est e andare a trattare da una posizione di forza con Francia e Germania, in modo da cambiare a proprio favore gli equilibri dell’Europa». E invece? «Invece siamo finiti in un vicolo cieco: né cerchiamo sponde con Berlino e Parigi, né cerchiamo alleanze nel Sud e nell’Est. Abbiamo litigato con tutti. Siamo rimasti da soli, abbiamo rotto persino con Malta». Perché siamo finiti in questo cul-de-sac suo parere? «Perché manca una visione. Questo governo non ha una politica estera unitaria. C’è quella di Di Maio, c’è quella di Salvini e c’è quella del premier Conte. Regna sovrana l’improvvisazione. È un governo fatto di persone inadatte che fanno scelte dannose. Non bisogna fare i duri quando si va in tv, bisogna fare i duri quando si va al tavolo delle trattative». Il ministro Moavero Milanesi ritiene però che le zuffe con gli altri Paesi europei possano produrre una svolta. La politica dei porti chiusi varata dal Viminale può spingere i Paesi europei a essere più solidali sui migranti? «I porti chiusi sono solo uno spot, un palliativo temporaneo che non risolve i problemi. Ciò che servirebbe all’Italia sarebbe trovare alleanze in Europa per promuovere la redistribuzione. Ma per una vera svolta sull’immigrazione occorre un piano Marshall per l’Africa». Il premier Conte lamenta il disinteresse dei Paesi europei. Ma allora perché allearsi con i Paesi di Visegrad che rifiutano gli immigraticome indicato da Salvini se l’obiettivo è la redistribuzione dei migranti? «Non c’è alcuna alleanza con i Paesi di Visegrad, si tratta solo di dichiarazioni propagandistiche. Quando si è trattato di concedere margini di flessibilità alla nostra manovra, Orban e gli altri si sono messi di traverso». 15 Stelle invocano per parte loro la riforma della governance europea: più poteri al Parlamento, meno alla Commissione. E via la sede di Strasburgo. Che ne pensa? «Ottime idee, l’Europa deve cambiare. Invece di chiedere il cambiamento, lo facciano e basta. Basta cambiare i trattati internazionali ed è fatta. Non gli resta che convincere Macron tra un insulto e l’altro…». «LA FRANCIA HA COMMESSO ERRORI MA POLEMIZZARE SUL FRANCO CFA È UNO SFOGGIO DI IGNORANZA» EUROPA

Il Mattino, Francesco Lo Dico, 24/01/2019