Intervista – Certi attacchi non servono né al governo né all’Unione Nuovo Def? Tocco di cipria

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«Certi attacchi non servono né al governo né all’Unione Nuovo Def? Tocco di cipria»

Presidente Tajani, come state a tasso alcolico a Bruxelles?

«Bevo molto poco».

Salvini continua però ad accusare Juncker di valutazioni errate sull’Italia

«Occorre che tutti abbassino un po’ i toni. Lo dico anche a Moscovici. Non è che con la rissa che si risolvono i problemi economici. Anzi lo scontro rischia di complicarli».

Di chi è la colpa?

«Ma non lo so! Certo la campagna elettorale in corso non aiuta. Ma qui sono in ballo i risparmi degli italiani e se vanno male le cose da noi, vanno male per tutti i cittadini europei. E’ per questo che dico che attacchi ed improperi non servono nè all’Italia nè all’Europa. Il governo italiano deve usare un linguaggio diverso e anche la Commissione deve farlo».

Ma c’è preoccupazione per l’evoluzione del dibattito interno alla maggioranza sul Def?

«I timori sono oggettivi e dovuti a ciò che accade sui mercati. Si sta trasformando tutto in uno scontro tra governo italiano e Commissione ed invece il nodo sono i contenuti della manovra. Gli improperi diventano una cortina fumogena dietro alla quale si cercano di nascondere i problemi relativi alla costruzione della manovra».

Si riferisce a quel 2,4% posto dal governo come rapporto tra deficit e pil per il 2019, che poi nei due anni successivi scende al 2.1 e all’1,8?

«Noto con piacere che c’è stata una riflessione e una marcia indietro. E’ positivo come segnale di disponibilità, ma è un tocco di cipria più che un intervento sostanziale. Si rendono conto degli errori, ma non credo proprio che sarà sufficiente per il 2019 perchè il tasso di crescita è troppo basso e la previsione che fanno di 1,6% è solo propaganda».

Ancora troppo alto per il prossimo anno?

«Ma la percentuale può anche non essere un problema, importanti sono i contenuti. Se fosse 2,4% ma con investimenti per infrastrutture, la Tav, la Tap, l’Alta Velocità, la Gronda, o per la crescita o per aiutare le imprese che assumono giovani. Allora sarebbe un’altra cosa. Ma se invece si vogliono spendere soldi in deficit per il reddito di cittadinanza, è chiaro che le cose vanno male. L’assistenzialismo non produce crescita».

E’ per questo che non piace a Bruxelles?

«Prima di non piacere alla Commissione mi sembra evidente che non piaccia a coloro che dovrebbero prestarci i soldi per finanziare il debito pubblico. Il principale problema sta tutto qui ed è sotto gli occhi di tutti. Il problema è a Roma, non a Bruxelles, Londra, Francoforte o New York. Sta nelle scelte che si stanno facendo nella Capitale. Invece siamo alle prese con uno scontro xenofobi-euroburocrati che diventa il modo per nascondere la verità».

Nel governo si punta molto sul voto di maggio e una nuova Commissione che si pensa più morbida. E’ vero?

«Intanto la nuova Commissione arriverà verso la fine del 2019. Inoltre la Commissione non la nomina il Parlamento Europeo, ma i governi. Il risultato elettorale può incidere sul presidente perché va tenuto conto della indicazione degli elettori, ma i commissari sono designati dai governi e solo dopo dal Parlamento».

Però se vincono la Lepen in Francia e Afd in Germania…

«Sarà peggio sul fronte del rigore. Non c’è dubbio. Ognuno, e Afd già lo dice, farà il sovranista per difendere esclusivamente i propri interessi. Inoltre ci sono trattati internazionali che regolano l’Unione come la moneta unica. tutto si può cambiare, ma non c’è bacchetta magica. Il resto sono solo illusioni che non tengono conto che per l’Italia la sola adesione al mercato unico vale 250 miliardi di export sul mercato interno».

E se la manovra viene bocciata e rispedita indietro dalla Commissione?

«Di Maio l’altra sera in tv lo ha detto esplicitamente sostenendo che l’obiettivo del governo è farsi bocciare la manovra. Io credo sia un errore usare la legge di Bilancio per fare campagna elettorale perché gli effetti sono sui cittadini. Quando si bruciano in borsa oltre venti miliardi, come è accaduto venerdì scorso, pagano i cittadini risparmiatori. Quelli sono soldi dei piccoli risparmiatori non dei grandi banchieri. Di chi ha investito 10-20 mila euro in azioni o titoli di Stato».

Oltre al reddito di cittadinanza c’è però anche la modifica della legge Fornero che a suo tempo ci chiese l’Europa. Non è anche questa assistenza?

«Se la legge è stata fatta male è giusto rivederla. Importante è che se poi, grazie alle modifiche, hai 500 pensionati in più devi anche mettere in campo gli strumenti fiscali per avere 500 nuovi occupati. Servono politiche che tengano in equilibrio i conti. Il reddito di cittadinanza è invece una scelleratezza, servono misure per far lavorare i giovani».

Se la Commissione boccia il bilancio che succede?

«Vediamo, per ora ci sono solo i danni che stiamo subendo sui mercati».

Una contrapposizione prolungata può spingerci fuori dall’Europa?

«Spero proprio di no. Uscire dalla moneta unica sarebbe un disastro per l’Italia».

Marco Conti

4 October 2018
Il Messaggero