Intervista – Cerchiamo voti tra Pd e Lega E per le europee cambieremo il simbolo di Forza Italia

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La Brexit è un chiaro monito a chi in Italia dice “Usciamo anche noi”: guardate cosa sta succedendo in Gran Bretagna: e loro non hanno neanche l’euro!». Antonio Tajani non vuole neanche immaginare le conseguenze di quello che a suo vedere sarebbe «un disastro»: il presidente del Parlamento europeo e vice di Berlusconi mena fendenti non solo verso M5s, ma pure verso l’alleato. Specie sulla Tav. «Perché farla o no costa uguale, lo stop costa più di due miliardi: la Lega batta un colpo, dimostri di contare nel governo e faccia fare la Tav. Quando un’intera città come Torino scende in piazza qualcosa non funziona». A Salvini Tajani consiglia di tornare nel centrodestra, perché l’alleanza resta un punto di forza e perché il sud resterà in mano agli azzurri. Che alle europee cambieranno pure il simbolo.

Non rischiate il sorpasso della Lega pure nel sud?

«Noi siamo credibili e ci siamo sempre battuti per il sud. Mi fa piacere che Salvini si ricreda su Napoli e sui meridionali. Quello che conta sono i risultati, non i sondaggi».

Pensa che Forza Italia possa salvarsi alle europee?

«Avere un leader come Berlusconi candidabile ci rafforza di certo. E poi vogliamo allargare le liste, stiamo parlando con l’Udc, stiamo facendo incontri con l’area moderata, con organizzazioni legate al Ppe, con liste civiche. Per fare le liste Altra Italia alle europee. E rappresentare tutta una fetta elettorale che sta tra la Lega e il Pd. Con qualche riferimento nel simbolo: stiamo valutando se cambiarlo o rinnovarlo, senza rinunciare a Forza Italia.

Continuerà il soccorso azzurro al governo in Parlamento, specie al Senato?

«Sulle cose di centrodestra votiamo a favore ma ce ne sono poche. Siamo fedeli all’ impegno preso con gli elettori. Siamo sempre gli stessi. Non inseguiamo la Lega. Siamo un’altra cosa. Siamo alleati nelle regioni, siamo contro il partito unico che non esiste. Abbiamo la possibilità di aggregare mondi che loro non possono aggregare, una fetta di mondo cattolico e di area liberale».

Dopo questa esperienza di governo gialloverde, esisterà ancora il centrodestra?

«Noi vorremmo che la Lega tornasse presto nel centrodestra, il suo alveo naturale è l’alleanza con noi. Ora c’è un accordo di potere, ma contro natura. E ricordo che già con il governo giallo-verde in carica abbiamo vinto Molise, Friuli e anche Trentino con alleanze di centrodestra».

Se cadesse il governo dopo una tempesta finanziaria ci sarebbe un esecutivo di emergenza o il voto? «Certamente non si farebbe un altro governo LegaM5S: si potrebbe cercare di fare un governo di centrodestra con persone di buon senso che non vogliono distruggere il paese. Parlamentari che sostengano una maggioranza, di gruppi diversi. E il governo dovrebbe essere politico, non tecnico».

Cosa rischia davvero l’Italia in questa situazione? Una procedura d’infrazione per debito o ci sono speranze di ridurre la botta?

«Adesso vediamo le trattative. Mi auguro che la sanzione sia la meno rigida, ma se si dichiara guerra a Bruxelles, come se la cosa prioritaria fosse la ricerca di consensi per la campagna elettorale, cosa si pretende? Pure Mussolini aveva la gente in piazza che inneggiava alla guerra, ma poi si è visto che le imprese velleitarie non portano lontano».

Fanno bene i vicepremier a non preoccuparsi troppo delle conseguenze di una procedura di infrazione?

«Sottovalutano questo e anche le conseguenze della manovra. 95 È la percentuale di imprenditori, partite Iva e artigiani che non vogliono lasciare l’euro Come creano le imprese posti di lavoro? La pressione fiscale resta la stessa, non ci sono agevolazioni per assunzioni. Succederà che l’Italia sotto procedura sarà per anni sotto controllo, con una serie di limitazioni. Lo scontro porta a un vicolo cieco. Se l’Italia crollasse, si trascinerebbe dietro per effetto contagio anche altri e questo non fa piacere a nessuno ovviamente. Per questo siamo isolati».

Pensa che Salvini abbia una sua strategia divergente dai desiderata del suo elettorato imprenditoriale, di rompere con l’Europa per giocare su questo la campagna per europee e politiche?

«Fare lo strappo sarebbe un suicidio politico perché, anche se c’è malcontento, imprenditori e partite iva, artigiani e commercianti non vogliono uscire dall’ euro. il 95 per cento sono contro».

 

 

INTERVISTA CARLO BERTINI ROMA