Intervista – Autonomia, Roma è in pericolo e la Raggi non si batte per evitarlo.

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“Roma è in pericolo e la Raggi non si batte per evitarlo”

Antonio Tajani è in partenza per gli Stati Uniti. Dove discuterà tra gli altri con la speaker del congresso, Nancy Pelosi, e il segretario del commercio Ross dei rapporti Usa-Ue, in una fase molto delicata in cui si rischia una guerra commerciale. Ma anche in Italia la situazione è tutt’altro che tranquilla. Presidente Tajani, ma davvero tra Tav e autonomia le contraddizioni di M5S e Lega faranno esplodere il governo a breve? «Le visioni opposte e i contrasti sono su tutto. Dall’alta velocità alle altre infrastrutture, dal nucleare e dalla sicurezza all’autonomia e all’economia. Non c’è argomento su cui M5S e Lega concordino. Se non quando do- po aspre litigate devono nominare qualcuno in qualche posto di responsabilità. Non hanno una visione, e tantomeno una visione comune, dell’Italia e del suo futuro. Si limitano alla gestione del consenso immediato, senza nessuna idea di prospettiva. Non esiste alcun minimo comune denominatore per la crescita del Paese tra le due forze che lo governano e questo farà esplodere l’attuale maggioranza». Guardi però che a Salvini, quando parla di Di Maio, gli si illuminano gli occhi «Il problema non sono i rapporti personali. Possono pure scambiarsi messaggini amichevoli, ma non per questo le questioni politiche si risolvono». Ma Salvini dice che con M5S sarà una storia infinita. Questo non l’ha sentito? «Anche matrimoni che cominciano in nome dell’amore eterno poi possono durare pochi mesi. E qui non stiamo parlando di amore ma di politica. Fanno a vicenda cose che l’altro non condivide ma accetta per poi ottenere quello a cui tiene. E così su tutto tra Salvini e Di Maio». E allora perché dovrebbero rompere? «Perché neppure la Dc nei suoi momenti peggiori procedeva a colpi di compromessi al ribasso e di mediazioni senza costrutto o con risultati pessimi per l’Italia, come per esempio nel caso nel Decreto Dignità che sta facendo perdere posti di lavoro. L’Italia non cresce e loro non sanno dove mettere le mani. Non hanno una politica per le imprese, non sanno interloquire con le forze produttive, la fiat tax è sparita dall’agenda, hanno fatto Quota 100 ma neppure si pongono il problema di come rimpiazzare chi va in pensione. Per non parlare, e il caso Maduro è un esempio, delle divisioni in politica estera. Nessun governo può andare avanti in queste condizioni». E in Parlamento ci sarebbero i numeri per l’alternativa? «Questa non è fantapolitica. Molti leghisti sono scontenti, o addirittura increduli, per l’abbraccio paralizzante con i 5Stelle. E M5S non è un monolite, comprende anche parlamentari che in passato hanno votato per Forza Italia e per il centrodestra». Quindi nuovo governo con Salvini premier? «Salvini o qualcun altro. Io credo che una nuova maggioranza aperta a chiunque voglia costruire qualcosa per l’Italia, invece di rassegnarsi al nulla, può esserci eccome e dobbiamo metterla insieme». Ma lei non crede che gli italiani abbiamo votato per l’attuale maggioranza? «No, hanno votato per il centrodestra unito e continuano a votarlo nelle elezioni regionali e amministrative. Perciò noi stiamo lavorando a costruire l’alternativa e il passaggio delle Europee, in cui prevedo il crollo di M5S, sarà fondamentale in questo senso». L’Italia che andrà a votare a maggio sarà l’Italia delle autonomie? «Ma per favore…». Cioè? «Si può essere pure d’accordo in linea di principio sull’autonomia. Ma quella che stanno proponendo è un pasticcio. Che illude i cittadini del Nord e non tiene conto degli interessi del resto degli italiani. Non è neanche un progetto, è un insieme di confusione e di errori non condiviso neppure tra le forze di governo. O si fa un discorso serio e generale sul decentramento, con al centro il principio inderogabile del rafforzamento della capitale italiana, come avviene per la Germania con Berlino, oppure non si va da nessuna parte. E non si sta andando da nessuna parte. Nessuno parla del ruolo di Roma che deve crescere e non essere affatto penalizzata. Solo una capitale forte può rendere forte un Paese. Ma è mai possibile che non si capisca questo? Trattano Roma come se fosse una città da 200mila abitanti». Come andrebbe trattata? «Come Berlino, come una città-stato. E mi stupisce che il sindaco Raggi non si batta per questo. Mentre loro perdono tempo a discutere come fare l’autonomia in Veneto, Roma rischia di vedere la fuga delle imprese. Dicono di voler ridisegnare l’Italia, ma non pensano a quello che è il suo centro propulsivo, la sintesi e il simbolo, cioè la Capitale. E in questa situazione di incertezza generale, il pericolo di impoverire Roma è forte. E dico un’altra cosa: l’Italia non è fatta solo di regioni del Nord, che pure hanno le loro esigenze. Non basta avere attenzione solo per il lombardo-veneto, bisogna avere una visione per l’Italia». Conte sostiene la necessità di garantire parità di accesso e di prestazioni a tutte le regioni. Non piace neanche a lui la riforma autonomista? «Perfino il premier mostra di non capire, come non lo capisco io e credo non lo capisca nessuno, che cosa vuole il suo governo. E questa è un’aggravante. Ma anche i governi di centrosinistra con l’autonomia hanno gravemente giocato e pasticciato. Anche sul ruolo di Roma. Nessuno se n’è interessato. Sia prima sia adesso, sono tutti preoccupati dell’orticello elettorale e non di come debba essere e di come debba funzionare l’Italia. La verità è che l’attuale governo sta prendendo in giro sia i cittadini del Nord, dopo aver fatto loro grandi promesse, sia tutti gli altri. E questa autonomia senza visione e i contrasti tra Lega e M5S che la attraversano saranno una delle cause della caduta di questo governo». E se andate al governo voi? «Certamente non tratteremo Roma come è stata trattata finora. Come se fosse una città simile alle altre e non una delle grandi metropoli dell’Europa e del mondo. Rimpiango Cavour. Il quale quando fece l’Italia, in condizioni impossibili, partì da una solida e inderogabile convinzione: la centralità di Roma, come riassunto dell’autorità e dell’autorevolezza dello Stato. Noi anche per questo vogliamo costruire un’alternativa di governo. Per dare all’Italia, e alla sua Capitale, una visione che non sia fatta come adesso purtroppo sta accadendo soltanto da interessi di piccola bottega di partito». Mario Ajello