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Sarà «opposizione durissima», contro un governo che «penalizza sia il Nord che il Sud», che «non risolve i problemi del Paese», che «non ha visione e peso in Europa» e che soffre di contraddizioni interne «insanabili». Antonio Tajani, vice presidente di FI e presidente del Parlamento europeo, affila le armi in vista della campagna che per le Europee che vedrà il suo partito impegnato in una sfida contro avversari come Pd e M55 ma anche alleati sul territorio come la Lega. È già stata annunciata una mobilitazione nelle piazze a gennaio con i gilet azzurri indossati sabato nell’Aula di Montecitorio: «Un’iniziativa che rappresenta un cambio di passo nel modo di fare opposizione a questo governo». Ma non ci si fermerà qui. Perché è necessaria una controproposta e FI è pronta a presentarla agli elettori: «Noi andiamo avanti coerentemente con le nostre idee, siamo quelli che vogliono abbassare le tasse, creare infrastrutture, favorire una nuova politica industriale, dare autonomia a chi la chiede ma aiutando a crescere le altre Regioni. Se la Lega invece decide di seguire il programma del M5S, ne pagherà le conseguenze». Pensa ancora che il governo abbia i mesi contati? «Io penso che le contraddizioni stiano cominciando ad esplodere. E che la delusione degli elettori stia emergendo chiaramente. Prima ci fermavano per strada per dirci “aiutate Salvini”, ora ci chiedono “fermateli”. Non solo non porteranno a nulla le politiche economiche affidate al M5S con la scelta di fare solo un po’ di assistenzialismo al Sud penalizzando il Nord -, ma anche le politiche per la sicurezza non funzionano: secondo Salvini basta mettersi un giubbotto delle forze dell’ordine per risolvere i problemi? Perché non è che convocando i capi ultrà si combatte la violenza negli stadi, o si fermano orrori a due passi dà ministero come quello su Desirée, o l’omicidio del fratello di un pentito…». L’alleanza con la Lega? «Sul territorio non abbiamo problemi a mantenere le alleanze, perché il centrodestra ha programmi compatibili, a differenza di quello che avviene tra Lega e M55». Pensa che la differenza di vedute possa creare problemi al governo sul tema delle autonomie? «Sarebbe molto grave, vorrebbe dire che non c’è una visione comune su temi essenziali, e che esiste un problema di risorse visto che troppi soldi se ne sono andati per il reddito di cittadinanza, per un assistenzialismo che non serve a far risollevare il Sud. Noi ci battiamo perché si rispettino i patti presi con le Regioni che hanno chiesto e votato per l’autonomia come Emilia, Lombardia, Veneto. Il governo in questo caso rappresenta la continuità dello Stato, non può cambiare le carte in tavola». Ma l’autonomia può diventare la bandiera di una seconda gamba del centrodestra, come auspica il governatore Toti? «Noi siamo perché si concili l’autonomia del Nord con i bisogni del Sud: se l’Enel è a Brindisi e lì fa profitti, non può essere considerata solo la sede legale per redistribuirli, se esiste la possibilità di utilizzare i fondi europei per un fondo unico per le Infrastrutture al Sud, la si sfrutti. Siamo per un percorso di autonomia serio, che non penalizzi nessuno. E siamo anche contrari ad un partito unico». Non crede nella costruzione di un nuovo soggetto di centrodestra? «Noi ci stiamo già allargando come FI: alle Europee avremo liste comuni con Udc e Svp, ci apriamo a movimenti civici e territoriali. Ma un partito unico con la Meloni non è la strada: con FdI siamo alleati, come lo siamo con la Lega, ma non abbiamo nulla a che fare con Steve Bannon o lo stesso Trump, come non lo abbiamo con i partiti sovranisti. Le nostre identità sono diverse. Anche questo fa la forza del centrodestra».