Il copyright tutela chi lavora

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Tajani: il copyright tutela chi lavora «Servono regole per i colossi del web» Pierfrancesco De Robertis ROMA

PRESIDENTE TAJANI, martedì a Strasburgo il Parlamento europeo si esprimerà in maniera definitiva sul copyright. Se la mediazione proposta dal trilogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio dovesse ricevere il via libera dall’aula che lei presiede, la tutela del diritto d’autore diventerà una direttiva dell’Unione europea. Che cosa accadrà? «Sono il presidente del Parlamento europeo e personalmente ho sempre mantenuto un atteggiamento super partes. Nella votazione di settembre sul copyright non ho votato. Ciò non significa che sulla materia non difenda la posizione del Parlamento, quella uscita dal voto del settembre scorso, come di tutti i membri dell’assemblea di esprimersi liberamente». La posizione votata il 12 settembre era duella una richiesta di tutela del diritto d’autore. Perché è così importante? «Tutelare il copyright significa tutelare chi lavora nell’industria della produzione dei contenuti, che siano editoriali, giornalistici, cinematografici, musicali. Non credo sia giusto che chi si impegna per produrre quei contenuti veda il proprio lavoro riprodotto in rete senza alcun tipo di tutela, né editoriale né remunerativa». Martedì a Strasburgo saranno presenti molti autori italiani, in passato si è speso sull’argomento il grande Mogol sottolineando che, con il copyright, si tutela l’industria italiana. STRASBURGO Il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani MARTEDÌ SI VOTA «Il testo è frutto di mediazione Stavolta la misura passerà» «È evidente che le grandi compagnie internazionali che vogliono approfittare dei contenuti prodotti da altri finiscono per avvantaggiare i produttori di contenuti con dimensioni maggiori, e non sono certo italiani». Un po’ sovranista anche lei. «Qui non si tratta dì sovranismo. Voglio semplicemente continuare a guardare i film di Totò, voglio che ci siano altri Totò e non limitarmi a ricevere passivamente quello che viene dall’altra parte dell’oceano». Chi si avvantaggia da un mercato senza regole? «I giganti del web, ossia le grandi piattaforme online che depredano contenuti, pagano poche tasse e comunque tutto quello che guadagnano lo portano o negli Stati Uniti o in Cina». Come giudica l’atteggiamento dei giganti del web e dei big data in questa partita? «Hanno voluto far passare questa battaglia sul copyright come una battaglia tra la libertà e il bavaglio del web. Ma le cose non stanno per niente così». Perché? «Le faccio un esempio: tutti andiamo in macchina, l’auto è simbolo di libertà di movimento e di spirito libero. Ma nessuno pensa che l’esistenza del codice della strada limiti la nostra libertà di usare la macchina. Piuttosto, ne è garante. Se non ci fossero i semafori, i sensi unici, i limiti di velocità che regolano la libertà di movimento, sarebbe il caos. E così è con il web». Il testo che martedì arriva in aula è frutto di un compromesso. Come lo giudica? «Un buon compromesso, appunto. Alla fine tiene dentro le più importanti esigenze di tutti». Specialmente a luglio c’è stata una pesante azione di lobbyng da parte della maggiori compagnie del web, che arrivarono a minacciare numerosi eurodeputati. Teme che una cosa del genere possa accadere di nuovo? «Per adesso non ho avuto notizie del genere, almeno non di fenomeni particolarmente gravi ed eclatanti. Penso che abbiano capito».