«Il canto del cigno? In Europa i Popolari restano il primo partito»

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Tajani: il governo è in cattivi rapporti con tutti

STRASBURGO Presidente Tajani, i 5 Stelle l’accusano di aver ordito un’imboscata al premier Conte.

Nessuna trappola. Conte è stato il diciassettesimo capo di governo invitato a Strasburgo per spiegare la politica europea e le proposte del suo Paese. Le regole sono state uguali per tutti. Polemiche ci sono state anche con Macron, Merkel e altri. Dopo l’intervento del liberale Verhofstadt, ho richiamato tutti a discutere del futuro dell’Europa, ho detto che Conte era un ospite, ho esortato alla calma i deputati in primis gli italiani. E ho più volte stigmatizzato il linguaggio di alcuni, sottolineando che non mi appartiene. Ma questa è anche un’assemblea eletta e gli attacchi politici fanno parte delle regole del gioco».

Antonio Tajani vuole mettersi alle spalle la polemica. Il presidente del Parlamento europeo è euforico perché le tre istituzioni della Ue hanno appena raggiunto l’accordo sulla protezione dei diritti d’autore online.

«Abbiamo definito un quadro di regole moderno per tutelare il copyright nel più grande mercato digitale del mondo. Questa direttiva segna la fine del Far West sulla rete, perché garantisce l’industria creativa che è il 12% del Pil europeo e occupa 12 milioni di persone, il cui lavoro dovrà ora essere adeguatamente remunerato. Non ultimo, garantisce la professione giornalistica come filtro indispensabile contro le fake news senza nulla togliere alla libertà del web. E il Parlamento è stato quello che ha spinto di più per questo testo».

Torniamo al premier Conte, che ha definito gli attacchi un «canto del cigno» delle vecchie forze politiche. «Beh, i sondaggi più recenti dicono che il Partito popolare è ancora saldamente il primo partito europeo».

Il premier nega l’isolamento dell’Italia in Europa. «Se litighi con tutti, è difficile non essere isolati. La visita del vicepremier in Francia per incontrare la parte più violenta e sovversiva dei Gilets jaunes è come se il suo omologo francese venisse da noi per parlare con gli anarco-insurrezionalisti che hanno assaltato il carcere di Torino. Questo è inaccettabile per tutti i Paesi europei. Nei confronti della Francia l’Italia ha molte ragioni, da Fincantieri alla Libia, ma così si passa dalla ragione al torto per un capriccio politico. Tant’è che il capo dello Stato è dovuto correre ai ripari. Occorre essere fermi sulle cose importanti, ma non si può appoggiare chi tira le molotov o vuole la guerra civile. Il risultato è che siamo in cattivi rapporti con tutti e non portiamo a casa alcun risultato concreto. La forza è determinazione, prestigio, costanza. L’ho detto a Conte: l’Italia deve essere più presente a Bruxelles».

Che ne pensa della polemica interna al governo sulla Tav?

«A differenza di quanto dice il ministro Toninelli, la Torino-Lione non è come la Roma-Pescara. E parte di un corridoio europeo che collega tutta la nostra Penisola dal Sud in su con l’Est e il Centro Europa. Quindi è fondamentale per lo sviluppo, il commercio, il turismo. L’approccio dell’analisi costi-benefici dei cinque tecnici no Tav è provinciale. Manca totalmente una visione. Quando Cavour nell’Ottocento realizzò il Frejus non pensò ai costi-benefici ma a un’Italia aperta al mondo. Da commissario firmai il finanziamento europeo della Tav. irresponsabile mettere a rischio tante risorse per un capriccio antimoderno, antiecologico e nocivo per la salute: la TAV taglierebbe infatti milioni di tonnellate di CO2 e polveri sottili».

Perché si ricandida a presidente del Parlamento europeo? «L’Italia deve giocare un ruolo importante e avere al vertice delle istituzioni rappresentanti che le consentano di non percepirsi come marginale e dar voce alle istanze dell’Europa del Sud. Quest’anno perdiamo la presidenza del Parlamento, il presidente della Banca centrale e l’Alto rappresentante per la politica estera. L’unico italiano con una chance di essere riconfermato, visto il ruolo del Ppe, sono io. Se la presidenza tocca ai popolari, mi ricandiderò per concludere il lavoro già avviato di avvicinare l’Europarlamento ai cittadini e renderlo centrale, come conferma anche il dibattito con Conte. Ho fatto lo speaker, esprimendo a tutti i livelli la voce dell’unica istituzione eletta della Ue. Un solo esempio, siamo stati noi a respingere il tentativo della Bce di occupare spazi che spettano ai legislatori».

Lei è stato eletto da una maggioranza di popolari, liberali e conservatori. Cercherà gli stessi voti?

«Si, mi auguro possa essere la stessa». Con la variante che questa volta la Lega potrebbe entrare nel gruppo conservatore, anzi esserne il partito più forte. «Se la Lega decide di stare con i conservatori non potrò che compiacermi. È una scelta sua. Vuol dire che ci sarà stato un cambiamento nella giusta direzione».