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Per affrontare lo Stato islamico, come il massacro di Parigi ha reso piu’ chiaro che mai, “serve un intervento militare” piu’ ampio: “e’ un problema che le Nazioni Unite devono affrontare, non possono continuare a dormire”. Lo ha detto il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, affermando che “alla violenza si risponde con la forza”. “Non spetta a me dire come, non sono un tecnico della guerra. Se si deve affrontare militarmente l’Isis, bisogna vedere quali sono gli strumenti, via terra, via cielo, via mare per colpire le sue centrali dell’Isis, che devono essere distrutte”. E’ una valutazione che spetta “agli stati maggiori nei grandi Paesi, e nei Paesi che parteciperanno militarmente alla futura e migliore operazione”, ha affermato Tajani, intervenendo oggi alla presentazione del Libro: “La Battaglia di Bruxelles”, di Paolo de Luca, giornalista esperto di politica italiana ed europea, cronista politico per il Giornale Radio Rai per quasi 30 anni. Un libro che prende in esame il 2011, definito “annus horribilis per l’Europa e per l’Italia”, in cui, come risultato della crisi economica, e della conseguente crisi politica, “e’ venuta meno la fiducia tra culture e popoli europei” mentre “si e’ bruscamente interrotto un faticoso processo di integrazione”. E in questo quadro, secondo le conclusioni di De Luca, “e’ necessario recuperare le ragioni profonde dello stare insieme in una comunita’ di Stati, occorre cominciare a considerare la moneta unica non il fine, ma il mezzo per l’affermazione di alcuni valori fondamentali come la pace, la liberta’, la dignita’ della persona”. Una analisi condivisa da Tajani, perche’, ha affermato, “se noi non siamo in grado di recuperare pienamente i valori che rappresentano l’Europa e riconoscerci in essi, se non siamo pienamente sostenitori della nostra identita’, siamo destinati a perdere, perche’ il nostro avversario non e’ ne’ psicologicamente ne’ moralmente, nella sua follia, debole”. E “loro – ha detto ancora Tajani – combattono per una follia, mentre noi non siamo piu’ disposti a combattere per nulla, o meglio, molti europei non sono piu’ disposti a combattere per niente se non per il denaro”.

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